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La libertà si difende non servendo

2025-10-08 14:01

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La libertà si difende non servendo

La libertà si difende non servendoLa lezione di Étienne de La Boétie per i cittadini del nostro tempoNel Cinquecento, un giovane francese di appena di

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Étienne de La Boétie

La libertà si difende non servendo

La lezione di Étienne de La Boétie per i cittadini del nostro tempo

Nel Cinquecento, un giovane francese di appena diciotto anni scrisse un testo che continua a parlare a noi, uomini e donne del ventunesimo secolo.
  Si chiamava Étienne de La Boétie, e nel suo Discorso sulla servitù volontaria pose una domanda che nessun potere ama sentirsi rivolgere:

“Perché tanti uomini obbediscono a uno solo, che non ha altro potere se non quello che essi stessi gli concedono?”

Era un’epoca di re e sudditi, di guerre e domini. Eppure, le sue parole attraversano i secoli perché parlano di qualcosa che non è mai cambiato del tutto: l’abitudine a delegare, a chinare la testa, a credere che la libertà sia un dono concesso dall’alto e non un diritto che nasce dal basso.

Il potere nasce dal consenso dei sudditi

La Boétie scoprì un meccanismo semplice e terribile:
  nessun tiranno regge senza la collaborazione dei suoi sudditi.
  Non è la forza che tiene in piedi il potere, ma la consuetudine all’obbedienza, il consenso di chi si sente impotente, l’abitudine a dire “così è sempre stato”.

Il tiranno – diceva La Boétie – è solo uno, ma dietro di lui ci sono mille mani che eseguono, mille bocche che tacciono, mille cittadini che rinunciano a dire di no.
  È questa catena invisibile che trasforma il popolo libero in popolo servile.

Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi

Non serve un esercito per spezzare la servitù, ma la decisione collettiva di non sostenere più ciò che ci opprime.
  La Boétie scriveva:

“Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi.
  Non vi chiedo di combattere il tiranno, ma di smettere di servirlo.”

È un invito rivolto a ciascuno di noi:
  non continuare a legittimare ciò che nega la nostra dignità.
  La libertà non è una concessione, è un atto di coscienza.
  E ogni volta che un cittadino dice “no” all’ingiustizia, la libertà torna a respirare.

Dal pensiero alla pratica: la libertà come autogoverno

Oggi, cinque secoli dopo, le parole di La Boétie parlano ancora di noi.
  Viviamo in una società dove il potere sembra lontano, complicato, gestito da pochi in nome di molti.
  Eppure, la sua lezione è chiara: nessun sistema regge se i cittadini smettono di obbedire passivamente e tornano a decidere insieme.

La vera libertà non sta nell’avere padroni “migliori”, ma nel non avere più padroni.
  Non è cambiare il volto del potere, ma trasformare il modo in cui si esercita.
  Significa costruire forme di governo dove il popolo non delega più la propria voce, ma la esercita direttamente.

ACAiM e la libertà come responsabilità collettiva

L’Associazione Culturale Cittadini Attivi in Movimento (ACAiM) raccoglie questa eredità nel presente.
  Crediamo che la servitù moderna non sia più fatta di catene, ma di rassegnazione, disinformazione e delega.
  E che la libertà moderna non nasca da una promessa elettorale, ma da una pratica quotidiana di partecipazione, solidarietà e decisione diretta.

Per questo proponiamo strumenti concreti come il Referendum Propositivo Vincolante, che restituisce al cittadino il diritto di decidere e non solo di scegliere chi decide per lui.
  Perché solo un popolo che decide insieme può dirsi davvero libero.

Un invito ai cittadini

Essere liberi, oggi, significa non servire più le logiche del potere che divide e sfrutta.
  Significa non piegarsi alla paura, non accettare il ricatto del “non c’è alternativa”.
  Significa tornare a guardare negli occhi gli altri cittadini e dire:
 “Possiamo costruire da soli ciò che ci serve: scuole, salute, giustizia, dignità.”

La libertà non si chiede, si esercita.
  E il primo gesto di libertà è smettere di essere complici di ciò che ci toglie la voce.

Conclusione – La lezione di La Boétie, la via dei cittadini

Cinque secoli fa, un giovane uomo scrisse un testo che non invecchierà mai, perché parla di ciò che rende viva ogni comunità: la scelta di non servire più.
  Oggi, ACAiM fa sua quella voce e la traduce in azione:

nella partecipazione diretta,

nell’autogoverno,

nella costruzione di un Paese dove ogni cittadino conti davvero.

“Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi.”

La libertà non è un sogno.
  È un gesto collettivo.
  È il popolo che torna a essere sovrano di sé stesso.