
Perché funzionano le Comunità Attive Locali e perché attraggono
Le Comunità Attive Locali funzionano perché restituiscono ai cittadini il potere di decidere. Non si basano sulla delega, ma sull’autogoverno. Attraggono perché incarnano un’idea concreta e praticabile di libertà, partecipazione e responsabilità condivisa.
1. Libere, autonome, inviolabili
Ogni Comunità Attiva nasce da un gruppo di cittadini che si organizza localmente – per strada, nel quartiere, nel paese – attorno a bisogni comuni: sanità, scuola, reddito, ambiente, spazi pubblici.
Queste cellule sono autogestite e non possono essere controllate da partiti, fondazioni, singoli individui o organizzazioni esterne.
Non c’è un leader che comanda: il potere resta nella comunità.
Nessun capo bastone.
Solo referenti temporanei, scelti in assemblea e sempre revocabili.
2. Il ruolo del referente: servizio, non potere
Ogni comunità elegge uno o più referenti, con compiti precisi:
Rendere conto dell’attività della comunità.
Facilitare le assemblee, mai dirigerle.
Coordinarsi con altre comunità nella rete diffusa.
Convocare e promuovere momenti deliberativi pubblici.
I referenti:
Non decidono al posto di nessuno.
Non rappresentano, ma trasmettono ciò che la comunità ha deciso.
Sono revocabili in qualsiasi momento, con la stessa modalità con cui sono stati scelti.
A) Esempio pratico:
In un quartiere nasce una Comunità Attiva attorno ad alcuni temi sensibili: reddito, alloggi, sanità, ambiente, scuola, “figli strappati”, regole democratiche….. La comunità elegge uno o due “referenti” che hanno il compito di informare gli altri comitati cittadini, raccogliere dati ambientali, coordinare un’assemblea con esperti, e predisporre un’azione collettiva. Se uno dei due si sottrae o tradisce il mandato, l’assemblea lo revoca.
3. Assemblee deliberative: dove vince la ragione, non la maggioranza
Il cuore della democrazia diretta non è il voto, ma il ragionamento condiviso.
Nelle assemblee deliberative locali si discute un tema, si ascoltano opinioni, si pongono domande. Si cercano esperienze, si invita chi conosce la materia, si crea intelligenza collettiva.
Non si vota subito. Prima si cerca la verità.
Nelle nostre assemblee non vince chi urla di più o ha più numeri, vince la proposta più giusta, argomentata, sostenuta da fatti e ragione.
B) Esempio pratico:
Un gruppo di cittadini discute l’uso di una scuola abbandonata. Si raccolgono dati, si fanno sopralluoghi, si ascoltano genitori e insegnanti. Dopo necessari incontri, emerge una proposta condivisa: trasformare l’edificio in centro civico per il quartiere. La decisione non è imposta da chi ha i numeri, ma è frutto di un percorso razionale e condiviso.
4. Strumenti concreti già disponibili
Le Comunità Attive non aspettano una legge speciale per agire. Usano già strumenti esistenti, previsti dalla legge o dalla Costituzione.
Convenzione di Aarhus
Garantisce ai cittadini il diritto di accedere alle informazioni ambientali, partecipare alle decisioni pubbliche e fare ricorso alla giustizia contro violazioni. È legge dello Stato.
FOIA (Freedom of Information Act)
Dà il diritto a ogni cittadino di chiedere e ottenere qualsiasi documento in possesso della pubblica amministrazione, anche senza motivazione. Serve per controllare, denunciare, proporre alternative.
Referendum comunali propositivi e abrogativi
In molti statuti comunali esistono già. Possono essere rilanciati come strumenti per modificare i regolamenti, fermare opere inutili, proporre alternative concrete.
Regolamenti comunali sulla partecipazione
Quasi tutti i Comuni hanno strumenti (mai usati) per promuovere istanze popolari, petizioni, assemblee pubbliche. Le Comunità Attive li riscoprono, li applicano, li rivendicano.
C) Esempio pratico:
Una Comunità Attiva richiede via FOIA il contratto tra Comune e una società privata che gestisce il verde urbano. Scopre penali mai applicate e avvia una campagna pubblica per la rescissione del contratto. Parallelamente lancia un referendum per riportare la gestione in mano pubblica.
5. La rete dei territori: un altro modo di governare
Le Comunità non restano isolate. Si coordinano in una rete di territori connessi, solidali, orizzontali.
La rete è gestita dagli stessi referenti locali, che non comandano, ma collegano. Si condividono strumenti, esperienze, saperi.
Da questa rete nasce un modo nuovo di governare: non centralizzato, non verticale, ma diffuso e radicato nei bisogni reali.
Riflessione: la forza della ragione, non dei numeri
Le Comunità Attive non promettono miracoli. Promettono libertà, trasparenza, concretezza.
Non cercano voti, ma idee condivise. Non candidano persone, ma soluzioni, idee e progetti collettivi.
Non chiedono potere. Lo esercitano, insieme.
Perché la maggioranza si può truccare, comprare, manipolare. La ragione no.
E in un tempo in cui tutto si compra, difendere la ragione e la libertà dei cittadini è il più radicale degli atti politici.
