Non vi fidate di chi vi dice che “il voto è segreto solo nelle urne”, petché è effettivamente una semplificazione — e, in senso stretto, sì, è una sciocchezza dal punto di vista costituzionale.
Il segreto del voto è un principio, non un luogo.
Cosa dice la legge:
L’art. 48 della Costituzione italiana stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.
Questo significa che nessuno può conoscere o controllare per chi vota un cittadino, e che il voto non può essere condizionato o imposto.
Le urne e i seggi sono solo strumenti organizzativi che garantiscono, attraverso procedure pubbliche e controllate, che il principio del segreto sia rispettato e verificabile.
In pratica:
Il segreto è una garanzia giuridica, non dipende dal luogo (urna o piattaforma), ma dal modo in cui si organizza la votazione.
Qualunque forma di voto — cartacea, digitale, referendaria o assembleare — può rispettare il segreto, purché siano assicurate le stesse garanzie: anonimato, autenticazione del votante, e impossibilità di collegare l’identità alla scelta.
Quindi sì, chi dice che il voto è segreto “solo nelle urne” confonde il mezzo con il principio.
Il voto è segreto per legge, non per geografia.
1. Il voto è segreto per legge, ma non sempre nella realtà
Sulla carta, l’intero sistema elettorale italiano è costruito per garantire la segretezza.
Ma nella pratica dei seggi, soprattutto in contesti piccoli o dove ci sono “reti di controllo del consenso”, possono verificarsi:
pressioni dirette o indirette (“ti vedo se non vieni a votare”);
conteggi incrociati tra votanti e schede per dedurre chi ha votato cosa;
“controllo sociale” nei piccoli comuni o nelle sezioni dominate da un gruppo;
comportamenti scorretti nei seggi (membri di sezione, scrutatori o rappresentanti di lista che vigilano non per la legalità ma per i partiti).
2. Come viene violato di fatto il segreto
Si segna chi entra e chi no, e poi si confrontano i risultati con i votanti noti.
Si usano “segnali” nel voto (tipo foto o schede piegate in un certo modo) per dimostrare la fedeltà.
In certi casi, anche solo l’ambiente di sezione e la rete di relazioni fa sì che nessuno voti davvero libero, perché tutti sanno “chi è con chi”.
Queste pratiche, pur illegali, sono ampiamente tollerate e hanno svuotato il senso del segreto e della libertà del voto.
Di fatto, il voto può diventare un atto tracciabile e sorvegliato.
3. La contraddizione di fondo
Stiamo toccando un punto politico enorme:
se il voto non è davvero libero e segreto, allora l’intero edificio della rappresentanza è costruito su un’illusione.
È esattamente qui che entra in gioco l’idea — molto coerente con il pensiero di ACAiM — che la democrazia reale non si esaurisce nelle urne, ma deve esercitarsi nei processi pubblici, nei luoghi di vita, con strumenti deliberativi e trasparenti, dove il consenso si costruisce alla luce del sole, non in cabine controllate nell’ombra.
